ARCHIVIO DI RISPOSTE A DUBBI E DOMANDE DI GRAMMATICA ITALIANA

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SOS Grammatica italiana

SOS Grammatica italiana è un servizio gratuito che Scuola Palazzo Malvisi ha offerto per cinque anni, dal 2000 al 2005, a tutti coloro che si rivolgevano ad Internet per risolvere un dubbio di grammatica italiana.

Visto il gran numero di richieste pervenuto ed il ripetersi di quesiti riguardanti i medesimi argomenti, lo staff della scuola ha deciso di sospendere il servizio lasciando a disposizione dei "navigatori" l'archivio indicizzato di tutte le risposte fornite.

Sono a disposizione risposte a domande di fonetica, fonologia, morfologia, sintassi, semantica, pragmatica, analisi testuale, retorica, stilistica.


SOS Italian Grammar is a free service that Scuola Palazzo Malvisi offered from 2000 up to 2005 to people who chose the net to solve any doubt concerning the Italian grammar.

Considering the large number of questions and recurring subjects our staff suspended the service.

Net surfers can consult our indexed archive and find responses about phonetics, phonology, morphology, syntax, vocabulary, pragmatics, text analysis, rhetorics and stylistics.


ALCUNI ESEMPI DI RISPOSTE A DUBBI DI GRAMMATICA ITALIANA
PRESENTI NELL'ARCHIVIO

Da Juraj Rakovský - 28 febbraio 2001

I have tried to find out which verbs can be conjugated both like finire (ie with isc) and like partire (ie without isc). I have consulted several books and each of them provides a (more or less) different list of verbs. What´s the problem - do the Italians not know how they speak and write or do they speak in every region differently?

Il testo in cui ho trovato l'elenco più vasto di verbi della terza coniugazione (-ire) con suffissso -isc è: Moretti G. Battista-Orvieto Giorgio, "Grammatica Italiana", Vol. III, 1983, Perugia, Benucci;
Gli autori indicano 482 verbi.
Alcuni di quelli elencati possono presentare anche una coniugazione senza -isc;
tra essi possiamo individuare:
1) verbi la cui coniugazione senza -isc è presente solo in opere poetiche o antiche:
es. perire, sparire.
2) verbi che presentano anche nell'italiano moderno i due tipi di coniugazione, benché, a parere del sottoscritto, la coniugazione senza -isc sia la più diffusa e la meno "marcata" (tranne forse per inghiottire. es. applaudire, assorbire, inghiottire, mentire, nutrire. Ciao!


Da Daniele Iacono - 15 febbraio 2003

Gentili professori, si dice 2 Euro o 2 Euri? Io ho sempre detto Euro anche al plurale ma spesso anche i mass media utilizzano il plurale... qual'è la forma corretta? Grazie

La questione è stata lungamente dibattuta e la conclusione cui si è giunti, considerare la parola Euro invariabile al plurale, mi sembra la più logica. Sarebbe stato infatti difficile scegliere secondo quale regola morfologica creare il plurale da scrivere sulle banconote circolanti in tutta l'Unione. Le lingue dei paesi coinvolti utilizzano infatti differenti mezzi  morfologici per la formazione del plurale e si sarebbe quindi dovuto scrivere, per esempio, 50 Euros (per la Spagna), 50 Euri (per l'Italia) ecc.
La scelta di considerare la parola invariabile (elemento non estraneo alla morfologia italiana, pensi alle parole ossitone: la città - le città; o ai prestiti: il film - i film) ha quindi risolto molti problemi.
A presto!


Da Gianfranco Zecchino - Germania - 02 novembre 2002

Perché alcune forme del presente indicativo del verbo AVERE hanno l'acca e altre no?

In italiano la lettera h non rappresenta un suono, ma un segno diacritico che dà indicazioni circa la pronuncia (ci, chi; ce, che...) o che opera distinzioni tra omofoni (parole dal significato diverso ma pronunciate nello stesso modo).
Nel presente del verbo avere solo le tre forme singolari e l'ultima forma plurale sono confondibili con omofoni, e quindi sono le sole a necessitare dell' h distintiva:
ho / o (congiunzione) ; hai / ai (preposizione articolata) ; ha / a (preposizione semplice) ; hanno / anno (sostantivo).
- Non ho ancora deciso se andare in treno o in macchina.
- Hai comunicato la tua decisione ai tuoi genitori?
- Paolo ha dimenticato tutto a casa.
- Luca e Giorgio hanno cambiato lavoro nello stesso anno.

A presto!


Da Idan Kuper - Israele - 25 aprile 2001

Gentile signor, per favore!! mi dice i significati di ci vedo,ci metto,ci sento ,ne vale la pena!e il significato di forma idiomatica,verbo pronominale: non me ne importa niente grazie mille!!!!

1) Verbo pronominale.
Un verbo è detto pronominale quando si combina con uno o più pronomi atoni.
Tipici verbi pronominali sono i verbi riflessivi (lavarsi, svegliarsi...)

2) Forma idiomatica.
Si definisce forma idiomatica una combinazione di elementi il cui significato non corrisponde alla somma dei significati degli elementi stessi.
Es. Sono al verde. Analizzando il significato dei singoli elementi (essere - al - verde) non è possibile comprendere il significato dell'espressione: non avere soldi.
Molti verbi pronominali rappresentano forme idiomatiche, in quanto l'analisi degli elementi che li compongono non porta alla comprensione del significato.
Es. Avercela con qualcuno. Avere - ci (in un luogo?) - la (una cosa femminile singolare) con qualcuno. Nulla ci aiuta a ricostruire il significato dell'espressione: essere arrabbiati con qualcuno.
Alcuni verbi pronominali possono avere un uso idiomatico ed uno "normale".
- Cosa metti nella pasta, il sugo o il pesto? Ci metto il sugo.
Metto il sugo nella pasta = ci. Uso non idiomatico.
- Quanto ci metti ad andare al lavoro? = quanto tempo ti è necessario per andare al lavoro? Uso idiomatico.

3) Uso assoluto.
Normalmente i verbi transitivi presentano la costruzione qualcuno verbo qualcosa.
Mangiare = qualcuno mangia qualcosa.
Possiamo però sempre utilizzare la costruzione senza complemento oggetto: qualcuno mangia.
In questo caso si parla di uso assoluto di un verbo transitivo.
Es. Paolo mangia. Con questa frase non voglio dire che Paolo mangia qualcosa in particolare, ma che compie questa azione spesso e in modo rilevante.
In alcuni casi il verbo transitivo presenta, nell'uso assoluto, il pronome atono ci (vederci, sentirci...).
- Vedi Maria? No, non la vedo. (Uso transitivo "normale").
- Ci vedi? (hai la facoltà di vedere? Riesci a vedere?) Sì, ci vedo. (Uso assoluto).
- Senti questa canzone? Sì, la sento. (Uso transitivo "normale").
- Ci senti bene, o vuoi che alzi il volume? (Riesci a sentire?) Sì, ci sento bene, grazie. (Uso assoluto).

4) Valerne la pena.
Questa espressione si usa per indicare quando un sacrificio, uno sforzo (pena) sono proporzionati, o no, al risultato finale.
- Il film è ormai iniziato, non corriamo più, non ne vale la pena.
- Non cercare di convincerlo, è una testa dura, non capirà mai. Lascia stare, non ne vale la pena.
- Ho studiato come un matto per tre mesi, ma adesso che ho superato l'esame sono veramente soddisfatto; ne è valsa veramente la pena.
Ciao!

 

 

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